Fumetti, Animazione, Scrittura, Sceneggiature.

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Ho deciso di chiudere questo spazio per aprire un blog hostato sul mio sito personale. Inoltre quel nuovo blog sarà anche supportato daun podcast dedicato ad animazione e fumetto. Chi volesse seguirmi in questa nuova avventura lo può fare a http://comicscorner.altervista.org/, se vi interessa solo il nuovo blog lo potete raggiungere a http://comicscorner.altervista.org/blog/
Grazie a tutti.
Martedì 1 Marzo scriverò il vero motivo per cui di questi ultimi tempi il blog non è aggiornato. Stamattina comunque, grazie a Play.com (che Dio gli abbia in cielo) mi hanno recapitato questo.
Ho deciso di aprire anche un sito relativo, che mi permettesse di organizzare i contenuti di questo spazio. L'url relativo è http://comicscorner.altervista.org/
ovviamente :)
Stamattina inoltre mi è arrivato a casa il volume 2 della serie tv "Kino no Tabi."
Ecco una foto del primo e del secondo volume.
Presentato originariamente ad una passata edizione del "Future Film Festival" di Bologna dalla ex "Dynamic Italia" (ora "Dynit") il film è stato acquistato dalla Multivision che adesso l'ha portato prima a noleggio, e successivamente anche in vendita, annunciandolo in pompa magna con epititeti degni dell'invenzione del cinema da parte dei fratelli Lumière. Allora, io sono un grosso appassionato di Sakura Taisen e guardo sempre con interesse qualsiasi prodotto che sia realizzato dallo studio d'animazione "Production I.G.", ma per fortuna ho anche un po' di buon senso. Portare il film di Sakura Taisen qui in Italia, senza alcun videogioco, senza la serie tv o le varie serie di oav e senza il fumetto è un vero e proprio suicidio. Non è un film autonomo e rispetta perfettamente la continuity tra videogiochi e anime. Chissà se un giorno riusciremo a vedere qualche altra serie di Sakura Taisen, senza chiederci "Ma che succede?", "Chi sono quelle?".
Foto realizzate con il mio cell.

Ad una settimana dalla "Giocoduro Convention" mi sareste chiesti perchè non ci fosse un reportage... Semplice, il viaggio di ritorno si è mostrato molto più duro del previsto e sono tornato a casa con una febbre che ha raggiunto e andata ben oltre i 39 gradi, mi ci è voluto ben 4,5 giorni per ritornare in forma e ora sono pronto per ritornare a lavorare su questo spazio.
Grazie a tutti.
Il 9 Settembre nel corso della Mostra del Cinema di Venezia sarà consegnato il Leone D'oro alla carriera ad Hayao Miyazaki.
Potete trovare la notizia completa qui
Apparte le solite imprecisioni nell'articolo (il classico "fumetti manga", ad esempio) penso che sia un riconoscimento importante per l'opera di un grande dell'animazione come lui, anche se paradossalmente questo riconoscimento viene proprio dal paese in cui pubblico (inteso in senso generale) e distributori lo hanno bistrattato di più.
Apparte il lapidario titolo che annuncia quale sarà l'ovvio destino di questa pellicola, vedere questo film è stata una vera e propria mezza odissea.

Tokyo Godfathers - La messa in scena.
Il giorno in cui è uscito "Tokyo Godfathers" (04/02/05) mi sono messo alla ricerca di quale cinema a Firenze avesse avuto l'ardire di proiettare (orrore!) un film del genere. Il sito "Firenze.net" mi diede una risposta buona ed una cattiva. Quella buona è che c'era effettivamente un cinema che si era arrischiato proiettare questo film , quella cattiva che la proiezione fosse unica, alle ore 15,45, il primo spettacolo, quello che di solito lascia la platea vuota. Considerando la storia della distribuzione in Italia del cinema d'animazione Giapponese, questa situazione non arrivava per niente inaspettata.

Questo era il cinema dove il giorno dopo l'uscita, ovvero Sabato (05/02/05) avrei assisito alla proiezione. Non ci aspettavamo di certo la sala da nababbi con 10.000 sedie e audio in super mega digital system, ma l'iter per raggiungerla fu abbastanza curioso. Per accedere alla sala bisognava prima percorrere l'intera lunghezza di tutto il multisala, poi salire delle scale che ti faceva accedere ad un corridoio e poi ad uno spazio che sembrava conducesse ad un magazzino delle scope. Per chi non ci crede ho realizzato questo breve filmatino esplicativo.
Il filmato è stato tolto, perchè Altervista ha dei problemi con il file zip
Nota: Il mio amico mi indica il soffitto perchè è fatto di plastica trasparente!!
Ma fu grande la mia sorpresa quando mi ritrovai davanti a qualche persona seduta nella sala. Incredibilmente, altri oltre a io, un mio amico ed un suo amico eravamo venuti a vedere quel film. Dopo ci avrebbe anche raggiunto Keisuke, che letto del fatto che sarei andato quel giorno sul forum di Mangaitalia, ha deciso di prendere la macchina apposta per vedere il film.
Questa è la foto della sala, in tutto contava 15 spettatori. Adesso fate silenzio, che si spengano le luci.

Tokyo Godfathers - Le premesse.
A Tokyo ed in tutto il resto del mondo è Natale. Mentre una svogliatissima folla di barboni partecipa alla messa di natale, tre di loro decidano di andare a rovistare tra i rifiuti per cercare dei regali da farsi. uesti barboni sono: Jin, scorbutico e polemico, Hana un travestito con voglie di maternità e Miyuki, ragazzina fuggita di casa. Mentre Jin e Miyuki litigano, vengano interrotti da un pianto. Seguendo il suo suono trovano negli stessi rifiuti dove stano cercando i regali una bambina abbanondata. Superando le reticenze di Jin, i tre decidano di andare a ritrovare i veri genitori della bambina, decisione che gli porterà non solo ad essere testimoni e parte di assurdi avvenimenti e coincidenze, ma anche ad affrontare la loro vita e le motivazioni per cui sono diventati barboni.
Tokyo Godfathers - Il film.
Queste sono le premesse dell'ultimo film d'animazione di Satoshi Kon. Abbandonate le atmosfere estranianti di "Perfect Blue" e "Millenium Actress" e sospendendo temporaneamente la collaborazione con Sadayuki Murai (sceneggiatore dei suoi due precedenti lungometraggi d'animazione) questa volta Satoshi Kon e Keiko Nobumoto (creatrice e sceneggiatrice di "Wolf's Rain") ci portano un film lontano dalle atmosfere di "Perfect Blue", ma dalla qualità artistica indiscutibile. Nonostante sia un film ambientato a Natale e che parla del Natale, la sceneggiatura di Keiko Nobumoto riesce ad essere si piena di buoni sentimenti, ma lo fa in maniera diretta e non banale, per essere chiari, "Tokyo Godfathers" manca di quella melassa stucchevole che verso natale invade i palinsesti ed i cinema nostrani. La regia di Satoshi Kon è sempre di gran classe, sottolineando perfettamente l'ambiente metropolitano in cui i nostri 3 improbabili eroi sono calati. Le animazioni dello studio Madhouse sono ottime (dopo "Perfect Blue" e "Millenium Actress" c'era da dubitarlo ancora?) e stupisce sopratutto la cura che è stata messa nel mostrare le loro espressoni, o se vogliamon le loro doti recitative. Curiose e molto interessanti per la loro resa sono quelle di Hana, il travestito, il cui viso subisce delle deformazioni molto cartoonesche quando si tratta di esprimere emozioni o assumere atteggiamenti (quando si arrabbia diventa una specie di mostro). Particolarmente curati sono gli sfondi, che fanno sentire Tokyo letteralmente "viva" presente e silenziosa verso questi veri e propri "evaporati sociali".Di buon accompagnamento sono le canzoni, anche se sentire "Bianco Natale" e "L'inno alla gioia" cantate in Giapponese fa un'effetto stranissimo, ma esso contribuisce ad alimentare l'effetto di questa rocambolesca avventura in una Tokyo coperta dalla neve. Il film poi è un grosso omaggio o per non dire "remake animato" di un vecchio film western di John Ford chiamato "Three Godfathers", ovviamente la trama ed i personaggi sono stati rivisitati in chiave moderna per essere ambientata in una metropoli, ma è interessante che le basi di partenza di un film di produzione Giapponese affondino in un genere peuculiare della filmografia Americana.


Tokyo Godfathers - Il doppiaggio e L'adattamento.
La qualità di un'edizione estera di un prodotto è indipendente dalla qualità dello stesso; purtroppo qui in Italia abbiamo esperienza di edizioni penose o con scelte di adattamento e distribuzione molto opinabili, da parte di case distributrici non espressamente specializzate in prodotti d'animazione Giapponese. Purtroppo "Tokyo Godfathers" non scappa da questa deprimente media di qualità. Per quanto riguarda il doppiaggio nonostante la buona scelta delle voci, il tono usato per la recitazione è spesso molto esagerato, come se si volesse portare all'estremo la componente "farsesca" del cartone, il che può andare bene nel caso di Hana (le sue espressioni sono perfette per quel tono di voce), ma un po' meno per Jin o Miyuki. Purtroppo sul'adattamento c'è da fare qualche negativo appunto. Innanzitutto alcuni passaggi di trama vengano inevitabilmente compromessi dalla totale mancanza di sottotitoli per qualsiasi tipo di testo in Giapponese presente nel film, secondariamente, c'è da sollevare una questione riguardante la traduzione o la provenienza dello script da cui è stato tratto il copione in Italiano. Ci sono alcune strane discrepanze tra il doppiaggio in Italiano e quello Giapponese, ad esempio (seguono *spoiler):
1) Quando Jin, Hana e Miyuki si ritrovano nella metropolitana a telefonare per cercare il club, una donna dalla scala mobile osserva Hana e grida: "Ma allora è un miracolo!", quando invece nella versione Giapponese lanciava solo un grido di esclamazione.
2) Quando Jin, Hana e Miyuki aprono l'armadietto a pagamento trovando le borse piene di vestiti, Miyuki ci trova un paio di mutandine, ma si riferisce a loro come dei "pantaloni", ovviamente nella versione Giapponese Miyuki le guardava e diceva "Pantsu!" (Pants).
3) Quando Hana annuncia che il suo compagno è morto, la sua "mamma" gli chiede se è morto d'AIDS e noi sentimo Hana che dice "Si, ha lottato fino all'ultimo", quando nella versione Giapponese gli dice che "No, è scivolato sul sapone in bagno.".
Tokyo Godfathers - Riflessioni finali.
Apparte gli errori (o volute modificazioni?) di adattamento e la mancanza di sottotitoli, il film non viene sottratto delle sue indubbie qualità di puro intrattenimento, ma è certo che una maggiore cura da parte della Metacinema avrebbe permesso forse alla pellicola di essere fruibile da molte più persone. Peccato comunque per la distrubuzione carente e per la qualità della pellicola stessa (non il film, ma il supporto).
A titolo personale mi ripropongo di fare un raffronto tra l'edizione Francese e quella Americana, per verificare che gli eventuali errori di adattamento siano da imputare al materiale di provenienza oppure a qualche spinta re-scrittiva dello staff italiano.
Ps. Guardate questi dettagli trash. Nel primo abbiamo "Tokyo" scritto sbagliato sul biglietto del cinama e sul secondo abbiamo la locandina tagliata in malo modo.

Nuovo appuntamento con una nuova recensione. Il titolo preso in esame questa volta è "@thena Inc." pubblicato su volumetti dalla "Sirius" (la stessa casa di "Dogwitch" per intenderci) e raccolto in volume dalla Image Comics. 
Dettagli:
Titolo: "@thena Inc.. - vol. 1 : The Manhunter Project"
Pagine: 240
Costo: 19,25$
Editore: Image Comics
@thena Inc. - Being both Gwen and Mary
Pensate di essere una persona normale, una persona di nome Gwen Dawson. Avete un lavoro, degli amici e dei parenti che vi vogliono bene; riassumendo una vita perfettamente normale. Un giorno vi svegliate e trovate scritto sullo specchio del bagno "So tutto di te stronza - Mary". Adesso provate a pensate di essere un killer di nome Mary e che l'agenzia segreta a cui appartenete ha appena deciso di liberarsi di voi. Gwen è sempre stata all'oscuro delle attività di Mary. Invece Mary sa tutto di Gwen. Entrambe le loro vite sono state complete bugie costruite appositamente, ma l'unica verità è che se Gwen e Mary non collaboreranno, sarà la loro fine, sopratutto perchè Gwen Dawson e Mary condividano lo stesso corpo.Queste sono le premesse di @thena Inc., "fumetto" (il perchè delle
virgolette sarà chiarito nel corso della recensione) edito dalla Image Comics su testi di Brian Haberlin e disegni di Jay Anacleto.
@thena Inc. - Un "non-fumetto".
Perchè ho virgolettato la parola "fumetto" ed ho usato come titolo "non-fumetto"? La particolarità di "@thena Inc.", oltre al personalissimo stile di Jay Anacleto, è sicuramente lo stile di
narrazione scelto da Brian Haberlin, il quale rende "@thena Inc." un vero e proprio romanzo con quasi ad ogni pagina una illustrazione. Sono presenti infatti intere pagine dedicate al solo di testo, in cui possiamo leggere email e trascrizioni di conversazioni telefoniche (ovviamente tutte informazioni utili allo svolgimento della trama) ed i disegni di Jay Anacleto, che in questo volume puntano più al "fotorealismo" sembrano venuti fuori, a causa di espressioni e posture dei personaggi, direttamente da un vero e proprio "fotoromanzo a fumetti".
@thena Inc. - Conclusioni.
Questa scelta stilistica ovviamente non intacca in alcun modo la qualità dell'intreccio o della trama, ma mette seri limiti a quanto questo "fumetto" possa anche essere apprezzato da un pubblico non avezzo a scelte narrativo/stilistiche che puntino sulla ricerca espressiva o sul particolare. Questa scelta rappresenta la più grossa forza di "@thena Inc." ed ovviamente la sua più grande debolezza. Purtroppo si tratta di uno di quei prodotti che, viste le dimensioni e le caratteristiche del nostro mercato, saranno condannati a rimanere soltanto costoso materiale d'importazione. Consigliato solo a chi non si fa intomorire dalle scelte stilistiche azzardate.
Ps. Voglio fare un'appunto alla pessima qualità della brossuratura del volume. Scrivendo questa recensione ho avuto la necessità di aprire il volume un po' di più rispetto a quanto si fa per leggere normalmente. Proprio davanti ai miei occhi, una parte delle pagine si sono staccate dalla brossuratura. Insomma da un "Trade Paperback" della Image Comics, mi aspettavo un po' di più e questo decisamente gioca a suo sfavore, considerando che il suo costo è di 20$. Peccato.
Tavole "@thena Inc."

E' stato questo un modo inconsueto di aprire un angolo chiamato "Comics Corner", ma ritengo che ogni qualvolta trovi un prodotto d'animazione meritevole di attenzione mi senta in "dovere" di portarlo all'attenzione che magari merita. Questo anche in virtù del grande legame che "Fumetto" ed "Animazione" possiedono in Giappone.
Questa volta, non parliamo di animazione, ma di fumetto. Di un fumetto molto particolare che si sta scavando in America (e suppongo anche in altri paesi altrimenti non sarei qui a parlarne) un fandom specifico. Preparatevi ragazzi, arriva Violet Grimm!
Dogwitch - Una scommessa?
La prima volta che entrai in contatto con "Dogwitch" stavo svogliatamente sfogliando le pagine del "Preview" (un catalogo grosso quando un elenco del telefono dove èpossibile ordinare fumetti, gadget ed altre cose dagli Stati Uniti), quando mi imbattei in un piccolo trafiletto della casa editricice "Sirus" che insieme a "Poison Elves" pubblicizzava un nuovo titolo di nome "Dogwitch". Essendo mia pratica ordinare qualche volta, per pura curiosità, titoli particolari o comunque molto poco pubblicizzati. Qualche volta va molto male, qualche volta va bene, sia nel trovarsi serie di pregio o serie molto particolari (prima o poi parlerò di "Athen@ Inc." di Harberlin - Anacleto) come, appunto "Dogwitch". Non so che cosa mi colpì, forse mi colpì il design di Violet Grimm (La protagonista) o lo stile di disegno, sta di fatto che lo misi tra gli ordini.
Dogwitch - Una pazza storia di streghe fetish e pupazzi animati.
Violet Grimm è una strega che vive in una casa abbandonata in mezzo ad un tetro bosco. Come ogni buona strega sa fare magie e pozioni, ma Violet Grimm non si limita solo a quelle, "banali", cose. Per guadagnare qualche spicciolo Violet Grimm si diletta ad autoprodursi filmini che poi vende ad una videoteca. Aiutata dai suoi due "assistenti" Ralph (un cane di peluche tabagista convinto, addetto alle riprese) e Dolores (una bambola dal volto sfigurato che fa da Factotum in casa) commercializza questi filmini che vanno dalle lezioni di magia (che si aprano con un disclaimer del tipo "Si prega di restare fermi durante questo annuncio in modo che la magia di protezione subliminale abbia effetto.") a qualcosa di molto più spinto, visto che Violet Grimm oltre l'abbigliamento squisitamente fetish (ma, di questo ve ne sarete sicuramente accorti dalle immagini), possiede anche "particolari" gusti che riguardano la sfera sessuale.
Narrativamente parlando
Con queste premesse "Dogwitch" potrebbe essere tranquillamente un "porno-fetish-horror" con tutto ciò che ne consegue. Daniel Schaffer invece ha preferito puntarlo sul tono della farsa e della commedia, ovviamente grottesca, e quindi largo a una lettera di un maniaco omicida scambiata per un'"appuntamento galante", a una invasione di mini-Violet che hanno dichiarato guerra a tutti gli insetti ed arachinidi della casa fino ad uno Zombie che si rifuta di fare sesso con Violet perchè ritiene lui stesso che sia una cosa da deviati mentali.
La struttura narrativa nella prima parte del fumetto è quella dei episodi legati da una "blanda" continuity, ciò ovviamente permette di entrare in confidenza con i personaggi e con le pazze abitudini di Violet Grimm. Già dall'episodio 7, che segue immediatamente gli eventi dell'episodio 6 si incomincia ad intravedere una trama principale che riguarda il misterioso omicidio della sorella minore di Violet, avvenuto durante il primo, ed ultimo, concerto dei "Vile Etters".
Tecnicamente parlando
Certe volte le caratteristiche di un tipo di mercato (anche se Daniel Schaffer è inglese, "Dogwitch" è pubblicato in America) diventano il miglior supporto che un fumetto possa avere. Il bianco e nero è sempre stato (nel fumetto americano) associato ad un fumetto non mainstream. Ovviamente "Dogwitch" non fa eccezione, ma lo stile di Daniel Schaffer non avrebbe potuto trovare "incarnazione" migliore che nel bianco e nero, dove i neri pieni siano essi usati per ritrarre sangue o i dettagli fetish dell'abbigliamento di Violet dominano letteralmente la pagina.
Tirando le somme
Dogwitch è un fumetto molto particolare, ma parliamo di quella "particolarità" che rende un fumetto unico. Il fatto di non essere, purtroppo, importato in Italia e non essendo di facile reperibilità me limita fortemente quanto esso possa essere consigliato ad un pubblico non Americano. Se cercate comunque un fumetto che esca da certi canoni "classici" di disegno e storia, Dogwitch è un titolo che potrebbe interessavi.
Alcune Tavole estratte dal numero 1


La prima recensione è dedicata ad un capolavoro animato prodotto dal quel dream team di talenti che è la Production I.G.
Buona lettura.
LE PREMESSE
La storia di Jinroh è ambientata in un passato alternativo dove il Giappone non alleandosi con i Nazisti per far parte del famoso "Asse Roma Tokyo Berlino", ne subisce prima la pesante sconfitta (causata dall'uso dei Nazisti delle bombe atomiche) e poi anni d'occupazione che ne muteranno aspetto ed assetto sociopolitico. Dopo 10 anni dalla fine dell'occupazione Nazista, il Giappone è un paese dal grande desiderio di rientrae nella comunità mondiale. Per questo attua una occidentalizzazione forzata delle sue strutture (già iperò influenzate dall'occupazione Nazista) che porterà ad una grossa disoccupazione e lotta sociale. La polizia non potendo più garantire l'ordine pubblico e non volendo permettere che intervenga l'esercito con funzioni di polizia, decidano di creare una forza di polizia speciale che operi soltano nella capitale. Al suo interno, si muove un gruppo speciale d'assalto di nome "Kerberos" che ha il compito di stroncare nel sangue qualsiasi rivolta armata. Tutte le fazioni antigovernative decicano allora di unirsi in un'unica forza di nome "La Setta" che come scopo ha il rovesciamento del governo.
Durante un'azione atta a stroncare il trasporto di bombe e bottiglie molotov, Fuse un'agente della Kerberos, non riesce a sparare contro una minorenne che trasporta bombe per conto de "La Setta". Lei, impaurita, fa scoppiare la stessa bomba che stava trasportando, uccidendo se stessa e tutta la squadra, tranne Fuse. Messo sotto inchiesta, Fuse verrà rimandato all'addestramento e quando andrà alla tomba di questa ragazza, inconterà sua sorella con cui inizierà uno strano rapporto.
Una storia di Lupi e Cappuccetti Rossi
Chi si aspetta un film d'azione resterà molto, molto deluso. Certo, le premesse per realizzarne uno, c'erano tutte. Terroristi, squadre speciali armate fino ad i denti. Ed invece no. La sceneggiatura di Oshii (che questa volta passa il testimone della regia ad Hiroyuki Okiura) punta tutto sulle atmosfere e sul gigantesco intrigo politoco che fa da sfondo ad una storia di un uomo e di una donna. Il dialogo lo fa da padrone ed anche bellissimi silenzi e riprese di quella Tokyo così aliena e così viva. Particolare inolte è stata la scelta di Oshii di inserire la favola di "Cappuccetto Rosso" come metafora della storia, ovviamente si tratta della versione originale di "Cappuccetto Rosso" che è ben diversa da quella raccolta dai Fratelli Grimm, ma è perfettamente in linea con la filosofia del film.
Un capolavoro del cinema analogico?
Perchè "un capolavoro del cinema analogico?". Jinroh è stato l'ultimo film della Production I.G. ad essere realizzato con tecniche "tradizionali", senza un uso, per così dire, invasivo del computer. Quello che colpisce immediatamente di Jinroh è l'immenso realismo con cui la Production I.G. è riuscita a (ri)costruire il passato alternativo in cui è ambientata questat storia. La Tokyo di Jinroh è più simile ad una Berlino anni 30, e lo stile di disegno punta ad un minimalismo stilistico che, unito ad animazioni precise e realistiche, rendano Jinroh una vera festa stilistica per gli occhi. Il commento sonoro non è comunque da meno, Hajime Miziguchi (coadiuvato da Yoko Kanno al piano e Gabriela Robin alla voce) ha creato il commento sonoro perfetto per Jinroh, che riesce a sottolineare in maniera perfetta le atmosfere etremamente malinconiche. del cartone.
L'edizione Italiana
Dopo quasi 2 anni di attesa, finalmente è uscita l'edizione in Italiano. Il package della Yamato è normale, anche se si segnala una buona grafica di copertina. La confezione è un Amaray doppio disco trasparente., nel retro della fascetta sono scritte alcune interessanti note relative agli autori ed al background di Jinroh. Nel primo disco è presente il film con ben 3 tracce audio in Italiano (DTS 5.1, Dolby Digital 5.1 e Dolby Digital 2.0) e 1 in Giapponese (Dolby Digital 2.0) ed i sottotitoli in Italiano. Nel secondo disco ci sono gli extra che constano di un documentario dove vengano intervistati Mamoru Oshii, Hiroyuki Okiura e Hajime Miziguchi, un piccolo documentario che mette a conoscenza di alcuni interessanti retroscena di Jinroh, dei filmati che mostrano la realizzazione di alcune scene e il trailer Italiano e Giapponese.
L'edizione Italiana - Il video
Putroppo l'edizione video italiana è funestata da un rumore video che disturba la visione sopratutto nelle scene più buie. Un film del genere avrebbe dovuto ottenere un trattamento migliore.
Questo rumore video è presente anche nella versione Francese, ma in tono molto, ma molto minore. Ovviamente tale problema è assente nella versione Giapponese.
L'edizione Italiana - L'audio
Non essendo dotato di un impianto audio decente, non posso valutare oggettivamente questo
Posso sono fare una valutazione di un'altro tipo, personalmente avrei preferito che, come nell'edizione Francese, fosse presente anche la traccia Dolby Digital 5.1 Giapponese.
L'edizione Italiana - Il doppiaggio
La Yamato per molto tempo e per molte volte è stato sinonimo di doppiaggi scadenti e di adattamenti ancora peggio. Per fortuna con Jinroh la situazione si "normalizza", ma se da un lato abbiamo un buon doppiaggio, dall'altra abbiamo comunque un lavoro non privo di sbavature. Nel tentativo di rendere alcuni passaggi drammatici, i doppiatori non sono riusciti a rendere bene la recitazione, cosa che ha portato o a scene esagerate o a scenen "fredde". Questo comunque non ne pregiudica in maniera critica l'effetto finale.
L'edizione Italiana - Package
Fronte
Retro
Valutazione Finale
Da quello che ho scritto sopra, sembra quasi che l'edizione di Jinroh sia quasi da buttare, ma tutt'altro. Gli special sono gli stessi della "famosa" edizione Francese e il doppiaggio preso come effetto globale, supera la sufficienza. Quello che è importante di Jinroh è il suo innegabile valore artistico. Un cartone animato del genere non si vede tutti i giorni, sia a livello tecnico e di realizzaizone che a livello di storia e di intreccio dei personaggi, sia per il coraggio di parlare di una società nichilista in modo coerente fino alla fine, cosa a cui molto cinema americano con i suoi finali consolanti ci ha dis-abituato. Consigliato e stra consigliato ancora.
Download e Siti consigliati
Jinroh : The Wold Brigade - By Dan42 - (sito in Inglese e Francese)
Trailer Giapponese di Jinroh - CONSIGLIATISSIMO
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